|
|
Livigno - Hotels Alberghi Garni Meuble Appartamenti Camere Rooms
|
Un po' di Storia
 |
 |
| Le vicende del secolo XX |
Nel 1900, il pontefice Leone XIII,
inaugura a Roma il Giubileo, invocando amore e pace sulla terra;
in questa occasione il popolo di Livigno, costruisce una croce
lignea che il 4 ottobre 1900, viene trasportata ed issata sul,
Monte Parè, alla presenza di numerosissimi fedeli. Da
quel giorno la croce visibile da ogni parte della Valle, protegge
e difende gli abitanti del paese. Poch anni dopo, il 5 ottobre
1914, Livigno esce dal suo isolamento con l'inaugurazione ufficiale
della strada carrozzabile che sale a Livigno da Semogo attraverso
il passo del Foscagno(m.2230); ha inizio così nel paese
il turismo estivo composto da cacciatori, amanti della montagna,
escursionisti, visto però dagli abitanti del luogo con
preoccupazione e diffidenza: la popolazione della valle, chiusa
come carattere ed abituata da secoli all'isolamento fisico e
sociale, si chiede infatti quali saranno le conseguenze di questa
affluenza di turisti.
Dopo un inizio di secolo così tranquillo, lo scoppio
della prima guerra mondiale è particolarmente triste e
getta il mondo intero nel lutto; anche Livigno viene coinvolta
in questa tragedia: ogni giorno partono giovani ed uomini, ed
i morti si fanno sempre più numerosi. Nonostante il campo
di battaglia sia estremam ente vicino, tanto che si sente il
rombo dei cannoni delle postazioni, sul passo dello Stelvio,
nel paese non si conoscono ne fame, nè miseria, anzi c'è una
reale abbondanza; infatti nel 1917, poichè scarseggia
il foraggio, si può alimentare il bestiame con la farina.
Durante i quattro anni di guerra, di tanto in tanto, tornano
in licenza i soldati reduci dal fronte e ripartono dopo qualche
giorno tra la tristezza dei congiunti; nessuno tenta però di
disertare, benchè sia facile attraversare il confine.
Al termine della guerra molti soldati livignaschi non fanno più ritorno:
il loro nome, scritto nel piccolo monumento eretto in loro onore
nel cimitero parrocchiale, compare anche nelle"Cronache
Parrocchiali". Nell'autunno 1924 vengono ultimati da parte
della Società Idroelettrica Livignese, i lavori di costruzione
della centralina elettrica e della linea di distribuzione dell'energia,
che muta l'aspetto di Livigno; i vecchi del paese, abituati all'antiquato
sistema tradizionale di illuminazione,non accolgono favorevolmente
questa innovazione, che invece procura soddisfazione nei giovani,
i quali essendosi allontanati da Livigno per causa di guerra
o di lavoro, sentono il bisogno di mettersi al passo con la civiltà.
Inizia così per Livigno. un periodo di discreto benessere,
che si manifesta con un certo sviluppo edilizio, e con l'apertura
dei cantieri per la costruzione di un nuovo bacino idroelettrico
a Cancano, iniziative che offrono a molti Livignaschi occasione
di lavoro. Anche la vicina Svizzera offre notevoli possibilità di
lavoro, sviluppandosi in questo periodo l'industria turistica
che ha il suo perno in S. Moritz.
L'evento del
fascismo, che coinvolge gli abitanti del resto dell"Italia,
dividendoli in fautori ed avversari del regime, non è molto
sentito a Livigno, il paese vive que sta esperienza politica
in maniera passiva, senza entusiasmo particolare; l'unico
mutamento avviene nella istituzione civica che vede la sostituzione
del Sindaco da parte del Podestà. Solo alcuni Livignaschi
si fanno fautori del regime, non per convinzione ideologica,
ma per sfruttare la vicenda politica per motivi individuali,
quali la carriera e così via. Il primo impatto con il
fascismo avviene nell'autunno del 1935, quando cinque giovani
livignaschi, tra i molti mobilitati, vengono portati in Eritrea
ed in Somalia per combattere contro l'Etiopia;, nessuno viene
ferito ed essi ritornano l'anno successivo. Continua così la
vita a Livigno fino allo scoppio della seconda guerra mondiale.
Già nel 1939 molti giovani del paese vengono mobilitati
ed i richiami continuano negli anni successivi, fino a raggiungere
il numero massimo di 136. All'inizio molti vengono inviati sul
fronte occidentale, fino alla capitolazione della Francia; nell'autunno
del '40, gli appartenenti alle divisioni alpine vengono smistati
sul fronte greco-albanese, dove riescono comunque a sopravvivere.
Alla fine del 1941 Livigno piange solo due suoi giovani morti,
di cui uno deceduto su una nave silurata dal nemico.
Ma
incalza ormai l'offensiva sul fronte russo: un numero so gruppo
di alpini, tra cui 24 livignaschi, raggiunge nel giugno
1942 la linea lungo il fiume Don, a nord di Stalingrado; a Natale
dello stesso anno, ha inizio la terribile controffensiva russa
che accerchia l'esercito italiano, serrandolo in una sacca alla
mercè di un gelido inverno russo. Inizia così per
gli alpini la ritirata, una marcia nella neve in mezzo ai morti
ed ai morenti, che vede tredici livignaschi uscire miracolosamente
vivi da quell'inverno mentre undici rimangono morti o prigionieri
nel territorio russo .
Dopo l'armistizio dell'8
settembre 1943, i soldati di Livigno sparsi sul territorio italiano,
dalla Calabria in s¨ riescono
a tornare nel loro paese, mentre coloro che si trovano in Grecia,in
Iugoslavia ed in Francia. vengono fatti prigionieri o dai tedeschi
che li portano in Germania, o dagli Alleati. Durante questa nuova
fase della guerra, anche la situazione di Livigno diventa sembre
più terribile e precaria. Nell'ottobre 1943 un presidio
tedesco si stanzia nel paese insieme alla ricostituita milizia
fascista; essendo il comandante di religione cattolica, non perseguita
i soldati rientrata a casa, ad eccezione dei più giovani
che, per sfuggire all'arresto preferiscono rifugiarsi in Svizzera.
Questo corridoio naturale per la Svizzera, viene sfruttato anche
da diversi ebrei che per evitare le persecuzioni razziali vengono àiutati
da qualche abitante locale ad attraverare il confine. Frattanto
in tutta l'Italia ha inizio la lotta partigiana: anche in Valtellina
si costituiscono le prime formazioni, che riescono molte volte
a cacciare i pre sidi tedeschi; ciò si verifica a Livigno
nell'8 ottobre 1944, quando dalla Valpisella giunge una squadra
di partigiani formata da elementi provenienti dal Bormiese, che
si insedia nel paese, dove generalmente non reca alcun disturbo
alla popolazione. Questo ridotto presidio si ingrossa sempre
più, finchè il 27 Febbraio 1945, gli aerei alleati
lanciano su Livigno i primi ufficiali americani che assumono
il comando dei partigiani. In marzo ed in aprile gli aerei americani
continuano il lancio di uomini, equipaggiamento e viveri destinati
ad alleviare le condizioni della popolazione. Proprio durante
uno di questi voli, un quadrimotore americano, per avaria al
motore, dopo un giro su Livigno, tenta un atterraggio di fortuna
in Val delle Mine, ma urta nella roccia e precipita al suolo,
incendiandosi. In questa sciagura perdono la vita tredici soldati
americani che vengono provvisoriamente sepolti nel piccolo cimitero
di guerra posto sopra il Ponte di Bondio.
Si giunge
così all'epilogo di questa terribile guerra
che anche nel piccolo paese di Livigno ha provocato lutti e dolore.
Il
periodo postbellico vede Livigno, come il resto dell'Italia in
grande miseria; per vivere molti valligiani locali si dedicano
al contrabbando, attività che anche durante la guerra
costituiva una fonte primaria di sopravvivenza. A qusto proposito
si ricorda un triste episodio che delinea chiaramente le dure
condizioni di vita affrontate dai contrabbandieri. La notte del
6 Dicembre 1946, un gruppo formato da una ventina di uomini rientra
in territorio italiano dalla Svizzera attraverso il passo di
Cassana; il vento che ha soffiato durante il giorno ha aggravato
il fondo giÓ difficile del percorso e bisogna procedere
con grande cautela; il giovane Alfredo Holscamecht, invece di
seguire i compagni che lo precedono, tenta di abbreviare la discesa
attraversando un costone pericoloso, ed è travolto dalla
neve. Pur soccorso immediatamente dai compagni, viene trovato
già morto.
In questo periodo nella vallata
nasce un altro fenomeno: spinti dalllíndigenza i Livignaschi,
agevolati sia dal fatto di disporre di nomerose armi abbandonate
dai partigiani e dagli
alleati, sia dalla vicinanza del Parco Nazionale Svizzero, trovano
nel bracconaggio un'altra fonte di sostentamento.
Nel
gennaio 1951, un grave lutto colpisce la Valle di Livigno: la
neve che cade ininterrotta da diversi giorni provoca un susseguirsi
di valanghe che isolano completamente il paese, interrompendo
ogni forma di comunicazione con l'esterno; ben presto vengono
a mancare i generi di prima necessità, quali i medicinali
ed il lievito per la panificazione.
Nel paese
vengono danneggiate diverse abitazioni,mentre in località San
Rocco, il 21 e 22 gennaio, alcune case e stalle vengono travolte
dalla neve, causando la morte di ben sette persone. Sono giorni
di dolore e di paura che trova un leggero sollievo nella solerzia
dei soccorsi provenienti dall'esterno e soprattuttodalla Croce
Rossa svizzera tramite lanci aerei. Nella primavera seguente
durante il disgelo, vengono alla luce tutti i danni provocati
da questa calamità naturale ai casolari usati per l'alpeggio
estivo. Episodi come questi sono oramai per gli abitanti di Livigno,
solo un triste ricordo; infatti l'importante evento che pone
fine all'isolamento di Livigno e dà origine alla nuova
economia del paese avviene nell'inverno 1952-53, quando l'Ing.
Vittadin allora Sindaco di Livigno, fa sperimentare con esito
positivo i moderni spazzaneva a turbina della ditta svizzera "Rolball
sulla strada che attraversa il Passo del Foscagno; da allora
questa via di comunicazione fondamentale per la vita della comunità livignasca, è transitabile
tutto l'anno grazie agli spazzaiieve che la percorrono quasi
di continuo nei due sensi di marcia permettendo il passaggio
dei mezzi motorizzati.
Questo avvenimento ha fatto compiere agli abitanti del luogo
un salto qualitativo del livello di vita -- se prima essi erano
avvezzi a usare le slitte trainate dai cavalli per sette o otto
mesi all'anno per il trasporto delle merci, della posta ed anche
delle persone (soprattuttodegli ammalati che necessitavano del
ricovero ospedaliero) ora le comunicazioni si svolgono in maniera
rapida e tempestiva.
C'è da sottolineare che da principio, il popolo livignasco,
abituato da sempre al lungo isolamento invernale, guarda con
scetticismo all'apertura della strada, non credendo che sia possibile
il transito invernale in condizioni climatiche così particolari.
Invece questo avvenimento è determinante per l'economia,
i costumi e le relazioni sociali dei livignaschi. L'economia
esclusivamente agricola del paese subisce una trasformazione
profonda,espandendosi nel settore turistico ed edilizio e cambiando
il volto della vallata: si costruiscono numerosissimi alberghi
e palazzi e si installano grandiosi impianti sciistici di risalita.
I turisti che vengono a Livigno sia d'estate che di inverno,
portano un'benessere notevole e duraturo agli abitanti e li aiutano
ad uscire dall'isolamento socio-culturale in cui si trovano.
I livignaschi pur conservando, fondamentalmente il carattere
schietto e chiuso proprio della gente di montagna, si aprono
ai rapporti sociali e cominciano ad apprezzare, accanto ai loro
tradizionali altri valori culturali. |
|
|
 |